Kremmerz

UGO GALLO E L’AMERICA LATINA

Ci siamo a lungo occupati nei numerosi articoli pubblicati nel nostro sito (www.fratellanzahermetica.org) dei rapporti intercorsi nel passato tra l’ermetismo italico e l’America Latina e dell’influenza che i maggiori esponenti della Fratellanza Hermetica (Giuliano Kremmerz e Manlio Magani, quest’ultimo fondatore in America Latina della Fratellanza Hermetica) hanno avuto sul continente sudamericano.

Ma è doveroso mettere in evidenza che i Maestri (o i loro discepoli) non hanno solo “dato” ma hanno anche “ricevuto” e ciò che hanno ricevuto, se non può essere comparato a ciò che hanno “dato” è sicuramente molto importante soprattutto se pensiamo al notevole ruolo che l’America Latina, come ricordava Manlio Magnani, avrà in futuro nella storia del mondo. Quel che poi vogliamo mettere in evidenza e che riteniamo estremamente importante é che tra il “dato” e il “ricevuto” esiste un’affinià e una corrispondenza sorprendenti, perché mentre da una parte i Maestri dell’Ermetismo italico si facevano portatori di una tradizione millenaria, giunti in America Latina incontrarono le tracce di tradizioni e culture altrettanto antichissime ed è soprattutto su queste basi e con queste corrispondenze che vollero divulgare alcune conoscenze lasciate poi in eredità non soltanto nella terra da cui provennero ma anche nella terra in cui sbarcarono.

A questo proposito desidero raccontare nel presente articolo la storia di un personaggio del quale ancora oggi si sa molto poco, riproducendo alcuni brani di un testo pubblicato in Italia dall’ermetista Piero Fenili sulla rivista Politica Romana (7/2005-2007)[1] ed intercalandolo, qualora fosse necessario, com mie note e osservazioni. Il nome del personaggio di cui mi occuperò è Ugo Gallo.

Piero Fenili ricevette nel 2007 da un kremmerziano genovese suo amico di nome Gianmaria Gonella la seguente lettera nella quale è tracciato un profilo biografico del nostro personaggio: “Ugo Gallo nasce l’undici novembre 1905, ultimo di tre figli, nella villa Monticelli, a Genova. Collabora a Genova nel 1926 alla costituzione della rivista “Pietre”. Nel 1927 si laurea in Lettere con una tesi su Ippolito Nievo che di­verrà successivamente un importante saggio critico, pubblicato nel 1932. La sua vita sarà di insegnante, scrittore, viaggiatore. Nel 1930 esce Sole e vento, raccolta di poesie. Collabora nel 1934 alla rivista “Lirica” e nel 1935 dà alle stampe Estasi calma, raccolta di trentotto liriche che ottiene favorevole accoglienza nell’ambiente della critica letteraria na­zionale. Nel settembre del 1937 è professore al Liceo italia­no di Lima e nel 1939 viene nominato direttore dell’Istituito Italiano di Cultura a Santiago del Cile. Rientra in Italia nel 1943 e collabora al quoti­diano genovese “Il Corriere del Popolo”. Pubblica su “Nuova Antologia” il racconto Terra maga, ispirato alle esperienze sudamericane. Frequanta la poetessa cilena Gabriela Mistral (nome d’arte di Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga), premio Nobel per la poesia del 1945. Nel 1949 è preside del Liceo Italiano del Cairo e pubblica Di qua di là dal mare , racconti che contengono riferimenti autobiografici. Nello stesso anno è Lettore di Italiano al­l’Università di Utrecht. Pubblica nel 1952 Storia della letteratura spagnola e l’anno successivo è direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid e Lettore di Italiano presso l’Università di Salamanca. Nel 1954 pubblica Storia delle letterature ispano-americane. E’ nomi­nato addetto culturale all’ambasciata italiana di Lisbona e pubblica per le Edizioni dell’Albero la raccolta Solstizio d’Autunno. Il cinque maggio 1957 muore a Lisbona per una fuga di gas. Una scelta di poesie viene pubblicata nel 1982 a cura di Giuseppe Marcenaro per la cassa di Risparmio di Genova”.  

Dagli Appennini alle Ande: un poeta alla ricerca della sapienza esoterica

 

Il racconto di Fenili prosegue: “La profonda inclinazione di Gallo verso l’esoterismo non era sfuggita a chi si era occupato della sua produzione poetica. Così Giuseppe Marcenaro soffermava la sua attenzione sull’ incipit intitolato “Un po’ di nulla” che Gallo scrisse sul primo numero della rivista Pietre, apparso nel marzo del 1926. Osservava Marcenaro che “L’esperienza letteraria di Gallo, an­che negli anni successivi, trovava in quello scritto pubblicato su Pietre e intitolato Un po’ di nulla, la sua chiave quasi naturale per una compren­sione: porsi sovranamente al di là.

L’impulso verso una conoscenza esoterica si rinnova nella raccolta di poesie intitolata Sole e vento. In essa Marcenaro scorgeva una “Poesia ritmata dal desiderio, quasi un arcano ‘mistico’ delle cose che avvengono e che porta il giovane Gallo a farsi poeta come scelta filosofica, stile di pensiero. Non è che la premessa a quanto maturerà poi nell’esperienza rosacrociana[2]: una profonda irrequietudine per il mondo e il desiderio di “magico” che ne ravveda lo spirito. Fu proprio tale insoddisfazione a condurre Gallo verso una ricerca di valori misteriosofici, verso l’interesse per l’esoterico, nella speranza che ciò potesse risospingere indietro, verso un senso prevalente del fine e del significato del mondo.

 

Un incontro ravvicinato con le “piante magiche”?

Un indizio assai significativo sul possibile itinerario iniziatico seguito da Gallo ci viene ancora fornito da Marcenaro laddove, parlando della poe­sia C’è un’erba nelle Ande, apparsa nella citata raccolta, scrive: “La magia delle terre sudamericane è alimento ad una chiaroveggenza an­che per il poeta ligure: scrive di un’erba che cresce sulle Ande e che dà, ulteriore segno, la possibilità di andare oltre, come la mescalina. Si chia­ma erba-luna: Chi berrà l’erba-luna… saprà tutto/è saper tutto è terribile. Il succo di un’erba come bufera notturna chi riesce a sradicarla riuscirà a comprendere il nulla che… e qui il ritorno: quel nulla originario già espresso sulle pagine della vecchia rivistina genovese: Pietre, il ritorno al principio di ogni ricerca, la misura che contempla ogni traguardo come un rinnovato esordio”

Ignoro quale pianta si nascondesse dietro la denominazione di “erba-luna” adottata da Gallo ma, considerato il contesto, si tratta probabil­mente di un nome poetico scelto da Gallo per evocarne gli effetti, che egli forse correlava alla luce argentea dell’astro notturno. Di certo sappiamo che la pianta sacra delle Ande peruviane, utilizzata fin da epoca antichis­sima dagli sciamani andini è un cactus mescalinico, noto col nome spa­gnolo di San Pedro.

Lo stesso Gallo ci fornisce un altro indizio, anch’esso abbastanza trasparente, della sua attenzione verso le piante sacre peruviane, nata verosimilmente durante il suo soggiorno (1937-1939) nel Paese degli antichi Incas.

L’indizio è contenuto nel breve, bellissimo racconto Terra maga, ap­parso nella rivista “Nuova Antologia” nel quale la protagonista, discendente dei Grandi di Spagna e Viceré d’America parla di un’escursione, con amici, che la conduce per la prima volta a contatto con la Foresta amazzonica. “Il sole l’aveva bruciata – scrive Gallo – e anche i mosquitos avevano fatto la loro parte, iniettandole nel sangue l’ardore della selva e la smania incoercibile di tornarvi”. Essa decide quindi di tornarvi, penetrando ancor più all’interno della foresta pluvia­le, per raggiungere una Missione francescana.

Così Gallo descrive la Selva, dando la netta impressione di esservi sta­to personalmente, nascondendo forse una esperienza personale dietro la vicenda della protagonista del suo racconto: “Quella era la vita nella sua strapotenza, nella sua furia, nel suo delirium potente di creazione, una natura folle, orgiastica, fantastica, sempre uguale e sempre diversa: selva, selva, selva. Rumori indistinti, gridi di animali nascosti, pioggia diluviante, calore soffocante, umore stillante, pace di certi paraggi, e paurosa so­lennità di altri, e un verde così intenso e fiori enormi ed enormi farfalle che li imitavano e uccelli multicolori e dardeggiare di sole implacabile tra l’intenso fogliame”.

Prosegue Gallo, con un paragone rivelatore dei suoi interessi iniziati­ci, narrando che Maria, giunta alla “Missione, con uno dei suoi rapidi cambi che un ermetista [kremmerziano?] chiamerebbe acquei e lunari”, si sente giunta ad una svolta del suo destino e decide di rimanere presso la Missione per lavorare, malgrado il pericolo rap­presentato dagli indios non ancora “civilizzati”.  Ed infatti, nell’incontro con uno di essi, viene uccisa da una freccia avvelenata.

Tenuto presente quanto sopra, mi sembra possibile formulare una dop­pia ipotesi circa la possibilità che Gallo abbia preso personalmente parte ad una cerimonia sciamanica comprendente la somministrazione di una bevanda magica ai partecipanti, in modo da essersi fatto una personale, per quanto fugace, idea delle virtualità iniziatiche della pianta; oppure che abbia avu­to occasione di parlare con un esperto, indio o bianco che fosse, in grado di renderlo partecipe della sua vivente testimonianza.

Di certo si può affermare che Gallo venne a sapere che gli indios dell’Amazzonia peruviana erano a conoscenza, nei termini consentanei alla loro cultura, del teorema iniziatico del “separando”, come lo avrebbe chiamato il Kremmerz, e che lo affrontavano avvalendosi di quella che definiremmo una alchimia verde, in quanto basata su conoscenze attinen­ti alle virtualità insite nel regno vegetale, che nella foresta amazzonica ce­lebra il suo trionfo e che oggi viene minacciato dalla stupidità e dall’avidità dell’uomo non sapiens.

 

L’incontro con un Ordine esoterico

Ma il problema del “separando” doveva ripresentarsi a Gallo con altret­tanta urgenza durante il suo successivo soggiorno cileno (1939-1943), comprendente il periodo del coinvolgimento dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Fu in tale lasso di tempo che egli fece amicizia con Miguel Serrano, (foto a sinistra) rampollo di una altolocata famiglia cilena, un personag­gio per il quale Gallo sarebbe stato occasione di un profondo rivolgimen­to interiore.

Miguel Serrano, nato nel 1917, nel luglio del 1939 aveva pubblicamen­te aderito alla Vanguarda Popular Socialista, un movimento nazionalista cileno ed aveva contemporaneamente cominciato a pubblicare la rivista La Nueva Edad, con il supporto derivante dagli stretti legami da lui allacciati con il personale dell’ambasciata tedesca in Santiago del Cile che gli pose a disposizione do­cumenti riguardanti il potere delle società segrete.

Scrive Nicholas Goodrick-Clarke che: “Verso la fine del 1941, Gallo suggerì a Serrano che la guerra poteva essere combattuta su altri, interiori piani e lo introdusse in un ordine esoterico cileno che do­veva obbedienza ad una misteriosa élite brahmanica, ritenuta trovarsi in Himalaya, ordine che era stato fondato, a cavallo del nuovo secolo, da un certo F. K., un immigrato tedesco in Cile. L’ordine praticava tecniche di magia rituale, yoga tantrico e di kundalini per la conquista di unioni e visioni mistiche”.

Fu sicuramente questo asserito deposito iniziatico dell’ordine cileno ad attrarre Gallo il quale, come si vedrà, ne accettò, apparentemente, anche la valenza combattiva di orga­nizzazione iniziatica, impegnata, oltre che nella realizzazione spirituale dei suoi membri, anche in una lotta da affiancare, sul piano invisibile, la lotta contro le potenze ritenute oscure.[3]

Ricorda Serrano, dopo aver fatto riferimento ad alcune sue allarmanti esperienze interiori che richiamano da vicino quelle vissute dall’indù Gopi Krishna, relative a sussulti di risveglio spontaneo dell’energia sottile nota come kundalini: “In quegli stessi giorni [si era agli inizi del 1942], il nostro valido collaboratore della rivista [La Nueva Edad], l’Addetto Culturale all’Ambasciata d’Italia, inter­ruppe l’invio dei suoi apprezzati articoli. Mi recai a fargli visita nel suo uf­ficio presso l’Ambasciata. Era un bell’edificio, sorta di castello rosso, davanti al monte Santa Lucìa, all’angolo con la via Moneda. Ugo Gallo era di statura media, snello, naso aquilino ed occhi verdi. Portava i capelli cor­ti; aveva sui trentacinque anni, le sue tempie comincia­vano ad imbianchire. Dopo avere parlato del più e del meno, andai direttamente al tema e gli chiesi quale fosse la causa dell’interruzione delle sue collaborazioni. Potevo pensare qualsiasi cosa, finanche ad un ordine ricevuto da più in alto nella gerarchia del suo Ministero degli Esteri di Ro­ma. La risposta di Gallo mi lasciò attonito e sconcertato: veramente non compresi, giungendo a pensare ad una scusa assurda e artificiosa. Questo avvenne nel nostro primo colloquio, subito dopo dovetti ricono­scere che il motivo era serio. Cominciò con lo spiegarmi:

«Miguel, ci siamo sbagliati nel condurre una lotta esclusivamente este­riore. C’è un’altra maniera di combattere ed è una cosa straordinaria che questo sia venuto a scoprirlo nel Cile… Che Paese meraviglioso hai e quali persone tanto straordinarie si incon­trano qui!»

«Non ti comprendo», replicai. «Conosco solo una maniera di lottare, con le armi in pugno, per eliminare il nemico, prima che egli ci distrugga: Penso che perfino i cavalieri templari si difendevano con la spada; certa­mente aspettando di essere attaccati tre volte prima di reagire…»

«No. Ci sono altre maniere di combattere e di condurre la guerra, su differenti piani e con la mente. Anche là si può distruggere il nemico, e con la Spada. E’ un combattimento magico… Devo presentarti la persona che ti spiegherà…»

Tornai varie volte a far visita al mio amico, sempre nella speranza di convincerlo a proseguire nella sua collaborazione. Ed ogni volta egli insi­steva affinché lo accompagnassi a conoscere questo misterioso personag­gio, che avrebbe potuto istruirmi, o iniziarmi, nelle altre tecniche di combattimento. ‘Nuove-antiche tecniche’, secondo lui.

Finalmente, in un locale della vecchia calle Puente, alla presenza di al­cuni giovani, fra i quali tre di origine italiana, avvenne l’incontro di Ser­rano con il Maestro, un signore sulla sessantina. Serrano così avrebbe narrato l’impatto sconvolgente che tale incontro ebbe su di lui: “Qui, di fronte a me, avevo l’essere che avrebbe esercitato la maggiore influenza in tutta la mia esistenza, fino al presente, e con il quale mi sarei unito per l’Eternità. NAMASTE’! … Saluto il Dio che vi è in te”.

Subito dopo Serrano passa a descrivere il Maestro, la sua filiazione iniziatica: “Non era alto né basso, oc­chi intensamente azzurri, capelli che stavano incanutendo. Poco tempo dopo festeggiammo i suoi sessanta anni. Sorridente e bonario, saldamente volitivo, poteva anche essere implacabile.

È possibile una magia politica?

Prima di proseguire oltre ritengo opportuno aprire una breve parentesi che possa fornire al lettore qualche utile elemento di valutazione per en­trare in un ordine idee, quello annunciato da Gallo, davvero fuori del comune, tale da poter essere liquidato, da qualche critico severo, come una semplice e strampalata bizzarria. In­fatti viene postulata l’esistenza di quella che chiameremmo una forma di “magia politica”, in quanto chiamata a scen­dere in campo per intervenire attivamente nei conflitti invisibili (ed in conseguenza anche visibili) che squassano la vita delle Nazioni. Si tratta di una idea balzana, da doversi scartare a priori?

Storicamente direi di no, perché la religiosità dei vari popoli ha spes­so, se non addirittura sempre, mostrato la tendenza, prima di impegnarsi visibilmente in guerre e battaglie, a guadagnarsi il favore delle Potestà in­visibili, dalle quali dipenderà il buon esito delle azioni intraprese. Ha per­fettamente ragione Gallo, come si è visto, a definire le tecniche di combattimento, co­me “nuove” ed “antiche”.

Questo però potrebbe non bastare per il lettore smaliziato, il quale potrebbe sempre obiettare che si tratta di superstizioni senza fondamen­to, alle quali gli antichi popoli hanno soggiaciuto per vincere lo sgomen­to di sentirsi abbandonati in un universo indifferente, se non ostile, nel quale non erano stati ancora accesi i Lumi della ragione. Ma noi sappiamo che la realtà invisibile è capace di intervenire, ove ne sussistano i presupposti, nelle vicende umane.

Ma che dire della magia, oggi? Che vi siano individui capaci di pro­durre effetti stupefacenti nel mondo fisico, mi sembra ipotesi attendibile. Oltre alla testimonianza personale di Giammaria, indiscutibile per la sua serietà e relativa proprio ad un exploit magico di Ugo Gallo, mi piace rammentare il caso capitato al famoso colonnello Olcott, co-fondatore, insieme a madame Blavatsky, della Società Teosofica. Olcott riferisce che a New York, nel 1875, venne avvicinato da un artista italiano, certo si­gnor B. il quale, in una limpida notte di plenilunio, con il cielo completamente sgombro da nubi, propose di far piovere grazie all’intervento degli spiriti dell’aria, che egli aveva in suo potere. Di fronte all’esterrefatto Ol­cott, il mago italiano tese verso la luna un foglio ricoperto di strani segni geometrici, dopodiché oscure nuvole schermarono l’astro notturno, se­guite da un violento acquazzone.

A questo potremmo aggiungere un episodio riguardante il Kremmerz, che passeggiando per via Toledo a Napoli con un amico, gli disse che avrebbe staccato la ruota di un carro e così fece. Ma Kremmerz non at­tribuiva troppa importanza agli effetti fisici, che considerava forme di fachirismo.[4]

Più delicata è la questione, sollevata da Gallo, del possibile intervento dell’azione magica nei grandi rivolgimenti, anche traumatici e conflittua­li, della storia dell’umanità. Lo ritiene senz’altro possibile Giuliano Kremmerz il quale scrive: “Occorre soprattutto possedere la volontà, perché il mago tenta di finire la sua carriera come egli principia. Cioè abolendo tutti i mezzi – e servendosi della sola verga come del suo scettro; perché lo scettro dei re di oggi non è che la corruzione della verga magica dei Re-Maghi nella Teocrazia sacerdotale antica. Vero è che la gente di oggi vorrebbe più lo scettro di un re vivo che la verga di un ma­go che non si vede: ma la differenza è in questo: che la verga dei maghi invisibili fa cantare i re della terra coi loro scettri, simboliche verghe atro­fizzate quando chi le impugna non vi infonde l’alito della intelligenza sa­lomonica”.[5]Una prospettiva non del tutto rassicurante, se si pensa alla possibilità che un grande potere possa essere posseduto da chi non si colloca nell’U­nità divina ed intenda servirsene per scopi egoistici. È quanto viene suggerito dalla vicenda del mago Richards, il “cattivo” di un bellissimo racconto dell’iniziato Edward G. Bulwer-Lytton, il qua­le aveva probabilmente in mente, quando lo scrisse, un personaggio real­mente vissuto. Per questo il Kremmerz afferma tassativamente che il mago deve con­tenere il santo perché soltanto così la sua volontà sarà conforme alla Giustizia divina ed egli sarà un Mago e non uno stregone.

Per concludere: il segreto di Ugo Gallo

Ugo Gallo tornò in Italia spiritualmente arricchito ma ancora con una gran voglia di sapere. Si mise quindi alla ricerca di una fonte sapienziale alla quale poter placare la sua sete di realizzazione magica. Giammaria ritenne opportuno allora di porre Gallo in contatto con un centro dell’ermetismo kremmerziamo molto attivo a Firenze. Riproduco qui un brano di una lettera di Alfonso del Guercio che era allora Segretario della Fratellanza di Myriam:

“Com­prendo benissimo la ‘viva impressione’ del giovane Gonella nei riguardi del post-mortem. Esso è come una bellissima farfalla dai colori di luce e di buio, così come in generale lo presentano le forme religiose e le cosid­dette teorie occultiste, ma quando lo si guarda da vicino, può in un primo momento dare un senso di sgomento. Certo, come tu ben osservi, vi pos­sono essere varie interpretazioni, così come vi sono varie possibilità a se­conda delle persone e delle epoche. Ora siamo nel periodo nero…”.

Si tratta tuttavia di una tematica che interessa da vicino anche Gallo, come risulta da un’altra lettera dello stesso, indi­rizzata “gli amici Giuseppe e Gian Gonella”, della quale trascrivo la parte che interessa, in quanto contiene pertinenti riflessioni intorno ad un ge­nere di questioni che però non possono avere una risposta sicura sul pia­no della speculazione filosofica, bensì soltanto su quello della prassi magica.

Scrive Gallo: “Ad ogni modo una dissoluzione è certa per i non perfe­zionatori dell’opus magicum (i pochi eletti tra i molti chiamati tra gli infi­niti partecipanti al gregge), quella della coscienza, sicché a che serve rinascere, anche su di un piano più alto, se non si ha coscienza di quel che si è stati? Senza contare l’acquisto di altri poteri assicurati dalla conoscen­za, pratica e definitiva conquista di capacità essenziali per rinascere come si vuole o per non rinascere più, sul piano terrestre, o nel corso delle sue evoluzioni-involuzioni”.

Abbiamo visto come Ugo Gallo sia tornato dal Sudamerica carico di inter­rogativi spirituali che reclamavano una urgente risposta. Questa risposta non l’aveva trovata, evidentemente, nell’Ordine “himalayano” cileno e l’aveva semplicemente sfiorata nel suo breve approccio alla sapienza scia­manica degli indios amazzonici, con i quali pur ebbe contatto.

Eppure si tratta della stessa persona che, in apertura, abbiamo scoper­to dotata di uno straordinario potere magico: Il fatto, tuttavia, che per spezzare la tromba marina Gallo si servisse del tracciamento di segni di “chiamata”, significa, al di fuori di ogni dubbio, che si trattava di una for­ma di magia isiaca o lunare.

Ecco che cosa ne scrive il Maestro Giuliano Kremmerz ne “La Porta ermetica”: “Quindi due magie che prendono nome dai due fattori della realizzazione: Ammonia la magia della forza capronicacapace di imporre la trasmutazione nel mago e fuori. Isiaca quella che uti­lizza la forze come le trova e pei fini cui possono servire”. Kremmerz co­sì prosegue, a proposito della magia isiaca o lunare: “Perché la magia lunare si chiama eonica? Perché si fanno e si ottengono realizzazioni per mezzo degli eoni. Eoni vuol dire esseri o enti”.

Per concludere queste mie brevi note, spero di essere riuscito a getta­re qualche sprazzo di luce sul segreto di Ugo Gallo, un segreto però che, come ogni realtà che affonda le sue radici nel mistero dello Spirito, non si lascia mai interamente svelare. Al di là, comunque, di questo ultimo inat­tingibile segreto, resta l’interesse che questo articolo potrebbe risvegliare per una singolare e non comune personalità di poeta, di letterato, di ini­ziato.”

 



[1] Rimando a questo numero di Politica Romana coloro i quali fossero interessati alla lettura completa dell’articolo.

[2] Il prof. Marcenaro mi ha cortesemente confermato a voce di aver saputo dal fratello di Ugo Gallo, oggi scomparso, che effettivamente que­st’ultimo si era affiliato ad una Associazione rosacrociana, estranea tuttavia alla Massoneria. Una notizia che apre uno spiraglio per qualche ragionevole supposi­zione circa il possibile ingresso di Gallo in qualche Accademia miriamica.

[3] Si può dire che l’epoca in cui viviamo precipita sempre più nel kali-yuga contraddistinza da una totale assenza di spirituallità. Non è necessario descrivere gli episodi che comproverebbero ciò che affermiamo perché li abbiamo sotto gli occhi. (ndc)

[4] V. Opera Omnia di Kremmerz Vol. I

[5] Idem

 


Giuliano Kremmerz in America Latina

Fra le tante storie e leggende fiorite intorno alla figura di Giuliano Kremmerz, quella del viaggio e della permanenza in America Latina è fra le più  affascinanti.

Sommi capi, giacchè quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista di Portici in Argentina.

Nel fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio, nel capitolo “La permanenza in America” leggiamo le seguenti informazioni:”Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892. Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Sommi capi, giacchè quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista di Portici in Argentina.

Nel fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio, nel capitolo “La permanenza in America” leggiamo le seguenti informazioni:”Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892. Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Italia, quando l’8 marzo di quell’anno la Commissione Direttiva del giornale “L’Operaio Italiano” di Buenos Aires prendeva atto delle dimissioni del Formisano con la seguente lettera: <Ci facciamo in dovere di partecipare alla S.V. che nella seduta di ieri questa Commissione direttiva, dolente ch’ella abbia presentato le sue dimissioni, per dover rimpatriare, ha deliberato ad unanimità di voti, di ringraziarla vivamente per gli importanti servigi prestati al giornale…>”.

In una biografia del Kremmerz curata da Arduino Anglisani leggiamo invece che il Formisano “… aveva seguito una spedizione scientifica capitanata da un Principe, della quale facevano parte vari scienziati, nelle foreste del Mato Grosso”.

Con una notizia come questa la fantasia umana vola lontano perché chi non conosce lo stato brasiliano del Mato Grosso, al confine con la Bolivia e con il Perù, non può avere la più pallida idea di come potesse essere questa regione in quegli anni: una selva interminabile abitata da pochi indigeni misteriosi e inavvicinabili e dove era impossibile penetrarvi.

E’ indubbio però che il Mato Grosso, come l’intero bacino amazzonico, conservavano e conservano i misteri più interessanti della tradizione sciamanica e della magia naturale, quella magia, basata soprattutto sulla conoscenza delle erbe, di cui il Kremmerz avrebbe dato prova di essere maestro quando fonderà a Napoli la Fratellanza di Myriam.

Non è azzardato quindi supporre che in quel breve soggiorno argentino Kremmerz abbia fatto parte di qualche sodalizio ermetico e che abbia praticato la terapeutica magica, della quale, a partire dal 1896, con l’inizio della pubblicazione de “Il mondo secreto” farà banditore nei circoli esoterici italiani.

Un’altra ipotesi, certamente più audace ma che si basa su alcuni elementi che ci cureremo di mettere in evidenza nel corso del nostro scritto, è che il Kremmerz, nel corso dei suoi viaggi sudamericani, abbia rinvenuto in Argentina o forse altrove una fonte o se si vuole un focolaio della tradizione ermetica, la quale prese in Italia, ad opera dello stesso Kremmerz, la direzione e applicazione note sotto il nome di Myriam e in Argentina, ad opera di Magnani, il nome di Fraternidad Hermetica, e la denominazione comune di Schola Philosofica Hermetica Classica.

(dalla Premessa al libro di Manlio Magnani—Supremo Vero—Associazione Culturale IGNIS, 2006).

 

 

 

 

 

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