Kremmerz

IL FLUIRE DELLA FORZA NELLA CATENA TERAPEUTICA

 

Graziano Curci (1924-1985), preside dell’Accademia “G. Battista della Porta” di Bari è stato un maestro fedele alla tradizione ermetica che affonda le sue radici nella più antica sapienza iniziatica. Tra i suoi scritti più importanti ricordiamo “Cagliostro” “I Templari” “Giordano Bruno”.  Nelle sue numerose conferenze Egli ha lasciato i semi di una profonda conoscenza. Conobbe l’Arcano e fu iniziatore di quell’Arte mediante la quale nell’uomo si compie la trasmutazione interiore. (Salilus)

Gli ermetisti praticanti conoscono perfettamente il significato delle catene magiche che sviluppano la loro forza attraverso l’estrinsecazione dell’energia dei nervea finalizzata a scopi ben precisi e con tecniche nelle quali l’utilizzazione dell’elemento volontà ha un carattere preminente.

Sanno altresì che tali scopi consistono il più delle volte nel tentativo di realizzare il ristabilimento fisico e psichico di coloro che ne diventano beneficiari venendosi a trovare, in particolari momenti della loro esistenza, in uno stato di squilibrio e quindi bisognevoli di tanta forza vitale quanta ne occorre per il riequilibrio totale.

Si tratta, infatti (e non scopriamo niente di nuovo nell’enunciarlo), di un travaso di energia ottenibile, come già detto con tecniche particolari, e fondato sull’assioma che la forza, che a sua volta è materia allo stato sottile, proiettata laddove la forza stessa è carente, realizza il pieno nel vuoto secondo il principio dei vasi comunicanti.

Il fenomeno, che è di natura magnetica, ha costituito da sempre oggetto di esame da parte degli spiritualisti in genere e degli studiosi delle infinite applicazioni concrete delle forze psichiche.

Perché la finalizzazione dell’esperimento è prevalentemente orientata verso il riequilibrio psichico e fisico?

La ragione esiste ed è di carattere tecnico. Perché il risultato si ottenga è necessario usare la migliore qualità di energia di cui l’organismo umano disponga, occorre cioè che il l’attore energia prima prodotto e poi proiettato sia il più possibile povero di scorie inquinanti.

E quale vibrazione psichica può prodursi nell’organismo-uomo, donatore di forza, quale materia-energia più rara, perché indenne da partecipazioni egoistiche e quindi inquinanti, può venire estrinsecata, con un atto di volontà coordinato, se non quella finalizzata al riequilibrio del prossimo sofferente, energia che, per sua naturale destinazione, è estranea a qualsivoglia egoismo o interesse particolare ma è direttamente riconducibile, attraverso un obiettivo altruistico, ad un puro atto d’amore?

Ma al di fuori di questi generici cenni alle motivazioni di base, che sono ovviamente di ben più ampia portata, delle varie catene magiche (da mag, radice della parola magister) attraverso le quali alcuni hanno voluto sperimentare l’effica­cia di un fluido collettivo, al di fuori, aggiungiamo, delle finalità specifiche che queste catene si sono proposte, esiste un problema di fondo, comune a tutte le catene, ed è quello di indirizzare la forza, farla defluire senza intoppi e infine ottenere che la forza raggiunga l’obiettivo precostituito.

Le nostre riflessioni, pertanto si intendono rivolte, almeno in questa sede, esclusivamente a questo aspetto del problema.

Il concetto, infatti, che incontra i più larghi consensi fra i praticanti in questo genere di esperimenti è rappresentato dall’elemento volontà, intesa in una partico­lare accezione, cioè come volontà dinamizzata, coordinata e finalizzata.

Dinamizzata perché resa attiva da appositi esercizi (riti) , coordinata perché riconducibile ad un unico denominatore che ne esalta la forza, finalizzata in quanto sommatoria di energie volte ad un unico scopo.

Presupposto irrinunciabile perché tale volontà si tramuti in fatto è il deflusso della forza dell’ente erogatore (catena, diretta da un capo-catena) al beneficiario che dovrà offrire una totale disponibilità e attestazione di consenso incondizionato (sia a livello conscio che inconscio) all’assorbimento della forza stessa.

Nella breve esposizione di queste idee preferiamo mantenerci sulle generali onde evitare disamine specifiche, dalle quali peraltro non siamo alieni, ma che riteniamo affrontabili in altra sede, pur tuttavia non possiamo esimerci dal considerare l’utilità del metodo adottato da talune catene e che consiste nel richiedere al potenziale beneficiario perfino una domanda scritta e motivata.

Appare dunque accertato che non soltanto il beneficiario deve sapere che una catena di operatori sta lavorando per lui, ma che lui stesso debba predisporsi ricettivo sintonizzandosi con gli erogatori e comunque secondo le modalità che lo specifico tipo di catena contempla nella sua regola.

La massima parte degli insuccessi, infatti, che si registrano nell’ attuazione di un meccanismo che pur parte da premesse validissime è dovuta alla mancata osservan­za di queste regole.

Il fenomeno elettrico, pure esso magnetico, non si realizza se i poli non entrano in contatto secondo leggi che sono fisiche e inconfutabili.

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Astraendoci, dunque dai presupposti che rendono valida un’operazione di catena, tema che al momento non è al centro della nostra attenzione, ci ripromettiamo di far convergere alcune riflessioni sulla possibilità di entrare in contatto diretto col beneficiario della forza, rimovendo gli inevitabili ostacoli che si frappongono all’assorbimento desiderato.

Per meglio intendere il concetto sarà il caso di riferirci alle operazioni a scopo terapeutico, laddove la forza, ripulita, come abbiamo detto, da scorie egoistiche che ne offuscano la limpidezza, trova nel recipendario un terreno fertile all’assorbimento per effetto della carenza allo stato di morbosità.

In questi casi il rapporto vigente tra l’erogatore (che sintetizza in se la sommatoria delle forze singole, con i procedimenti a lui noti, e la esprime nei confronti del soggetto passivo) e il soggetto passivo stesso che anela ad essere inondato di vita e di salute acquista un valore determinante per la buona riuscita dell’operazione.

Perché la forza defluisca, dunque occorre che il beneficiario ami l’erogatore e se ne senta riamato, abbia fiducia in lui, sia convinto che egli possa restituirgli forza e salute; occorre, ancora, che egli avverta (sia pur inconsciamente) una sorta di magnetizzazione da parte del suo momentaneo benefattore sicché la sua personalità si senta assorbita, affidata, compresa dalla personalità attiva, vigile, consapevole ed operante dell’operatore che, nel caso specifico, diventerà magnetizzatore. Dovrà, pertanto l’erogatore, elemento attivo del rapporto, traspirare serenità, sicurezza ed equilibrio. Dovrà manifestare ed infondere fiducia, dovrà sentirsi ed apparire ricco di magnetismo risanatore attraverso la magia di un gesto rassicurante, di una parola suadente e di un sorriso confortante.

Il gesto, a volte, materializzato in una fuggevole carezza, sarà spesso il mezzo di contatto per travaso di fluido, specialmente se detto contatto avverrà in corrispon­denza di determinati fasci di nervi o alla radice del naso, o sul plesso solare o negli altri punti nevralgici indicati nelle varie scuole.

La parola conterrà la vibrazione fonica del pensiero e sarà tanto più efficace quanto più carica di intenzioni.

Il pensiero, sarà, a sua volta, atto di volontà fredda e determinata, perciò il più esente possibile dal desiderio che, comportante partecipazione, produrrà effetti squilibranti o quanto meno nulli.

A tal proposito riteniamo fondate le ragioni di coloro che sconsigliano di operare a favore di persone legate all’operatore da effetti particolari (congiunti, amici) in vista delle difficoltà di mondare la forza dal desiderio del risultato, elemento che di per se stesso è frustante e improduttivo, salvo essere in grado del contrario.

Solo la volontà formulata nella totale libertà interiore ed espressa in assoluto, al di fuori di brame concrete, solo la volontà che incarna le forze cosmiche e che diventa forza cosmica essa stessa, sublimata da un lampo d’amore istantaneo ma non per questo meno luminoso e vivificante, può far esplodere la vita nel caos degli elementi in disarmonia in un corpo sofferente. Per meglio intuire il senso di queste riflessioni non riteniamo inutile proporre come esempio, al di fuori del fatto tecnico, la figura di chi esercita per professione l’arte medica.

Tutti conosciamo di quanto magnetismo sono caricati i farmaci che egli prescrive; tutti conosciamo il potere che egli ha di donare speranza o tristezza attraverso una semplice espressione del viso; tutti avvertiamo l’ondata di bene solo che egli entri nella camera del degente.

Se un medico, oltreché fedele apostolo della scienza di Esculapio, amasse cimentarsi in esperimenti di catena e acquistasse dimestichezza coi fluidi di correnti, occulte ai profani, ma note a quei praticanti che diventano sempre più numerosi dentro e fuori le Università pubbliche e che non da ora vedono i loro asserti confortati anche da conferme da parte della scienza ufficiale, quali ostacoli si frapporrebbero alla sua forza benefica, quale intoppo troverebbe la corrente (che, non dimentichiamolo, è magnetica) nel deflusso, attraverso la magia di un camice bianco, verso un corpo martoriato dalla sofferenza, aggrappato alla vita che gli sfugge?

La figura del medico che pur muovendosi in chiave scientifica si umanizzi, si protenda verso un corpo che vede sfuggirsi la vita, che materializzi la sua forza e la sua scienza in uno sguardo pregno d’amore, in una parola che, se sussurrata, sembri un messaggio venuto da lontano, dalle radici dell’esistente, cioè dalla vita cosmica, realizza quasi sempre il miracolo della guarigione e del riequilibrio fisico.

Miracolo è parola impropria per qualificare il fenomeno, perché è un evento che accade inspiegabilmente per il semplice fatto che noi ignoriamo la legge che lo produce.

Magnetismo d’amore è forza e vigore: è vita. E la legge si afferma sempre quando sussistono i presupposti che rimangono scientifici nel senso più puro della parola.

Magnetizzare, in applicazione terapeutica, significa amare. Quando l’ermetista ama, le sue armi diventano lucenti, la sua forza vibrante e l’operazione produce inevitabilmente i suoi effetti.

La terapeutica magica diventa alta taumaturgia quando il processo di dinamizzazione della forza-amore è all’apice del suo sviluppo. Caso diverso resta a livello di travaso di forza nervea (non certo priva di efficacia), ma assimilabile a estrinsecazione di magnetismo animale di natura mesmerica.

Se a tanto si applicheranno il medico e l’ermetista, come complemento vivificante della sua opera professionale e della sua Arte, vedrà potenziate le sue facoltà percettive (che oltre che di scienza sono fatte di intuito), vedrà realizzato il suo magnetismo naturale al capezzale del degente, si sentirà strumento attivo della natura maturante che tutto vuole in armonia ed equilibrio. E ciò in esaltazione della sua opera e della sua figura di professionista e di mago che realizzano il mestiere come Grande Opera.

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Sarà appena il caso prima di concludere queste nostre riflessioni, di accennare all’Amore come forza attiva dell’Universo.

L’Amore (a-mors: alfa privativa: ossia il contrario della morte) non va inteso come vibrazione interpersonale bensì come irradiazione dell’essere attraverso un moto vibratorio che è fatto di luce-calore.

Tale stato di essere, costante nei più progrediti, è invece saltuario nei principianti, ma è soggetto a sviluppo secondo una parabola che può raggiungere livelli impensabili.

Azionando il magnete, l’energia dinamica (opera di bene) si tramuta in energia elettrica (vibrazione d’amore come forza di ritorno) e così di seguito in maniera progressivamente più perfetta.

I pianeti sono sospesi nello spazio cosmico in forza di una legge magnetica che è Legge d’Amore (v. Dante Divina Commedia, Amor che move i cieli e l’altre stelle (Par. C.    v.     ). Le specie viventi si riproducono in forza di una legge d’amore. La stessa forza di coesione dei componenti di qualsivoglia organismo esistente è legge d’amore. La forza aggre­gati va, la spinta e voluti va, la stessa morte come episodio rinnovativo nella vita della materia che è eterna (Legge di Lavoisier), sono manifestazioni tangibili di un potenziale unico, eterno ed immutabile.

La stessa vita resta sempre una testimonianza di questa legge che non può definirsi altrimenti che LEGGE D’AMORE.

 

Graziano Curci, 1983

 


Giuliano Kremmerz in America Latina

Fra le tante storie e leggende fiorite intorno alla figura di Giuliano Kremmerz, quella del viaggio e della permanenza in America Latina è fra le più  affascinanti.

Sommi capi, giacchè quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista di Portici in Argentina.

Nel fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio, nel capitolo “La permanenza in America” leggiamo le seguenti informazioni:”Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892. Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Sommi capi, giacchè quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista di Portici in Argentina.

Nel fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio, nel capitolo “La permanenza in America” leggiamo le seguenti informazioni:”Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892. Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Italia, quando l’8 marzo di quell’anno la Commissione Direttiva del giornale “L’Operaio Italiano” di Buenos Aires prendeva atto delle dimissioni del Formisano con la seguente lettera: <Ci facciamo in dovere di partecipare alla S.V. che nella seduta di ieri questa Commissione direttiva, dolente ch’ella abbia presentato le sue dimissioni, per dover rimpatriare, ha deliberato ad unanimità di voti, di ringraziarla vivamente per gli importanti servigi prestati al giornale…>”.

In una biografia del Kremmerz curata da Arduino Anglisani leggiamo invece che il Formisano “… aveva seguito una spedizione scientifica capitanata da un Principe, della quale facevano parte vari scienziati, nelle foreste del Mato Grosso”.

Con una notizia come questa la fantasia umana vola lontano perché chi non conosce lo stato brasiliano del Mato Grosso, al confine con la Bolivia e con il Perù, non può avere la più pallida idea di come potesse essere questa regione in quegli anni: una selva interminabile abitata da pochi indigeni misteriosi e inavvicinabili e dove era impossibile penetrarvi.

E’ indubbio però che il Mato Grosso, come l’intero bacino amazzonico, conservavano e conservano i misteri più interessanti della tradizione sciamanica e della magia naturale, quella magia, basata soprattutto sulla conoscenza delle erbe, di cui il Kremmerz avrebbe dato prova di essere maestro quando fonderà a Napoli la Fratellanza di Myriam.

Non è azzardato quindi supporre che in quel breve soggiorno argentino Kremmerz abbia fatto parte di qualche sodalizio ermetico e che abbia praticato la terapeutica magica, della quale, a partire dal 1896, con l’inizio della pubblicazione de “Il mondo secreto” farà banditore nei circoli esoterici italiani.

Un’altra ipotesi, certamente più audace ma che si basa su alcuni elementi che ci cureremo di mettere in evidenza nel corso del nostro scritto, è che il Kremmerz, nel corso dei suoi viaggi sudamericani, abbia rinvenuto in Argentina o forse altrove una fonte o se si vuole un focolaio della tradizione ermetica, la quale prese in Italia, ad opera dello stesso Kremmerz, la direzione e applicazione note sotto il nome di Myriam e in Argentina, ad opera di Magnani, il nome di Fraternidad Hermetica, e la denominazione comune di Schola Philosofica Hermetica Classica.

(dalla Premessa al libro di Manlio Magnani—Supremo Vero—Associazione Culturale IGNIS, 2006).

 

 

 

 

 

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