Kremmerz

I SILENZI DEL MAESTRO

 

All’improvviso mi accorsi che ancor più delle sue parole e delle sue conversazioni erano importanti i suoi silenzi.

All’inizio me ne accorsi per caso perché a quel Signore piaceva molto conversare e quindi avevo fissato la mia attenzione sulle sue lezioni e non mi ero minimamente preoccupato di prestare attenzione alle sue lunghe pause silenziose. Il motivo era molto semplice: queste ultime erano riempite dai miei interventi verbali per cui mi capitava, come è normale, riversare la mia attenzione a quel che aveva detto e a quel che io avevo risposto.

Nei “Dialoghi” di Platone avevo sempre notato che si domanda e si risponde in una ininterrotta sequenza di parole nella forma appunto di domande e risposte. Naturalmente tutte belle interessanti e pertinenti. D’accordo, ma nessun testimone dei Dialoghi ci ha mai detto cosa succedeva realmente tra la domanda del discepolo e la risposta del maestro e non sappiamo di conseguenza se subito dopo la risposta di Socrate l’interlocutore proseguiva con altra domanda senza o con qualche pausa di silenzio.

Domando: sappiamo cioè se nei silenzi di Socrate si occultava quella verità assoluta che crediamo di trovare nella lettura delle sublimi espressioni della filosofia antica?

La mia piccola e modesta esperienza mi fa presumere che il senso profondo dell’insegnamento socratico Platone non poteva averlo rivelato scrivendo i Dialoghi, pertanto l’insegnamento, restando nascosto nel “non detto”, per potersi trasmettere ha avuto bisogno di quei canali che scorrono secondo Campanella attraverso “le porte dell’anima”.

Ma c’è di più: Pitagora, colui che usò per la prima volta il termine filosofia come “amore per la sapienza” imponeva la “regola del silenzio” agli acusmatici i quali avevano l’obbligo di ascoltare le lezioni del Maestro in perfetto e rigoroso silenzio, per cui avendo solo il dovere di ascoltare si ritiene che il silenzio non fosse una vacua e inutile assenza di suoni, ma un’occulta trasmissione di sapienza.

Infatti, perché i Maestri hanno dato tanta importanza al contatto diretto maestro-discepolo e alla trasmissione orale della sapienza esoterica? Perché un libro da solo non adempie fino in fondo a questo ruolo? Risposta: perché la parola scritta certamente non rivela le verità occulte ma funge da semplice supporto, da semplice “avviamento” verso la conoscenza. Infatti anche il Kremmerz quando si accinse a scrivere la sua opera sulla Scienza dei Magi iniziò servendosi della parola “avviamento” perché era consapevole che attraverso l’opera scritta non avrebbe potuto dare di più ai suoi discepoli, se non una spinta iniziale.

Provai una gioia immensa quando scoprii da solo il valore grandissimo dei silenzi del Maestro. Per prima cosa a dire il vero mi accorsi che stavo per entrare in un labirinto, luminoso sì, ma sempre labirinto e che la mia difficile impresa era quella di muovermi senza dover correre il rischio di non uscirne più. Usai una tattica irrazionale. Andai in direzione dei lampi di luce. Ogni pausa, nel senso musicale della parola, era un lampo di luce e la verità cominciava a delinearsi nella mia anima attraverso la sequenza di più pause, come sul nastro con i caratteri di un alfabeto morse o sul pentagramma di una sinfonia.

Egli non parlava con il linguaggio ordinario, ma mi avvolgeva attentamente e attraverso le sue pause piene di significati trasfondeva in me, stupito dalla sorpresa e dalla commozione, parte del suo immenso tesoro. In verità non ho parole per descrivere i momenti speciali che si susseguirono nel caldo silenzio pomeridiano.

Ebbene fu allora che scopersi il valore dell’unico grande silenzio che noi riusciamo a cogliere in modo frammentario nelle lunghe pause tra un discorso e un altro e che in un secondo momento ci sforziamo di ricomporre in quel grande mosaico che si estende tra la nostra mente e il nostro cuore.

E ciò che io percepivo da un lato e intuivo dall’altro era straordinario, era realmente incomunicabile, privo di sostanza, ma tremendamente vero, vero perché la mia anima lo riceveva come tale e non c’è verità più grande di quella dell’anima che sa di non sapere e gode di quel che riceve come dono e come premio.

Tutto ciò ha un senso non solamente per il discepolo predestinato, ma rappresenta la vera grande lezione che può essere impartita da quest’ultimo consapevolmente o no a tutti coloro che con noi e dopo di noi decidono di “avviarsi” sul lungo e difficile cammino della ricerca della luce e della verità.

Salilus

 

 

 

 

 


Giuliano Kremmerz in America Latina

Fra le tante storie e leggende fiorite intorno alla figura di Giuliano Kremmerz, quella del viaggio e della permanenza in America Latina è fra le più  affascinanti.

Sommi capi, giacchè quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista di Portici in Argentina.

Nel fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio, nel capitolo “La permanenza in America” leggiamo le seguenti informazioni:”Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892. Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Sommi capi, giacchè quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista di Portici in Argentina.

Nel fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio, nel capitolo “La permanenza in America” leggiamo le seguenti informazioni:”Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892. Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Italia, quando l’8 marzo di quell’anno la Commissione Direttiva del giornale “L’Operaio Italiano” di Buenos Aires prendeva atto delle dimissioni del Formisano con la seguente lettera: <Ci facciamo in dovere di partecipare alla S.V. che nella seduta di ieri questa Commissione direttiva, dolente ch’ella abbia presentato le sue dimissioni, per dover rimpatriare, ha deliberato ad unanimità di voti, di ringraziarla vivamente per gli importanti servigi prestati al giornale…>”.

In una biografia del Kremmerz curata da Arduino Anglisani leggiamo invece che il Formisano “… aveva seguito una spedizione scientifica capitanata da un Principe, della quale facevano parte vari scienziati, nelle foreste del Mato Grosso”.

Con una notizia come questa la fantasia umana vola lontano perché chi non conosce lo stato brasiliano del Mato Grosso, al confine con la Bolivia e con il Perù, non può avere la più pallida idea di come potesse essere questa regione in quegli anni: una selva interminabile abitata da pochi indigeni misteriosi e inavvicinabili e dove era impossibile penetrarvi.

E’ indubbio però che il Mato Grosso, come l’intero bacino amazzonico, conservavano e conservano i misteri più interessanti della tradizione sciamanica e della magia naturale, quella magia, basata soprattutto sulla conoscenza delle erbe, di cui il Kremmerz avrebbe dato prova di essere maestro quando fonderà a Napoli la Fratellanza di Myriam.

Non è azzardato quindi supporre che in quel breve soggiorno argentino Kremmerz abbia fatto parte di qualche sodalizio ermetico e che abbia praticato la terapeutica magica, della quale, a partire dal 1896, con l’inizio della pubblicazione de “Il mondo secreto” farà banditore nei circoli esoterici italiani.

Un’altra ipotesi, certamente più audace ma che si basa su alcuni elementi che ci cureremo di mettere in evidenza nel corso del nostro scritto, è che il Kremmerz, nel corso dei suoi viaggi sudamericani, abbia rinvenuto in Argentina o forse altrove una fonte o se si vuole un focolaio della tradizione ermetica, la quale prese in Italia, ad opera dello stesso Kremmerz, la direzione e applicazione note sotto il nome di Myriam e in Argentina, ad opera di Magnani, il nome di Fraternidad Hermetica, e la denominazione comune di Schola Philosofica Hermetica Classica.

(dalla Premessa al libro di Manlio Magnani—Supremo Vero—Associazione Culturale IGNIS, 2006).

 

 

 

 

 

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