Kremmerz

CENTENARIO KREMMERZIANO

 

E’ trascorso un secolo da quando Giuliano Kremmerz lanciò sul prima numero della rivista “Mondo Secreto” il suo appello agli aspiranti alla Luce. Egli, anticipando una verità che si fa strada nei migliori in questa tormentata e balorda fine di millennio, volle ricomporre, nel solco della grande Tradizioni ermetica, quella unità di scienza e sapienza che nella prima metà del XVII° seco­lo un frate, Marin Mersenne, era riuscito ancora una volta a lacerare, in polemica con il grande rosacrociano Robert Fludd.

L’artificiosa opposizione tra fede e scienza genera gli eccessi del fana­tismo mistico e dell’incredulità scientifica, contro i quali il Kremmerz prese posizione cento anni fa: “I mistici parlano per esaltazione psichica e cadono sotto l’esame miscredente dei frenologi e dei psichiatri, i quali, mistici essi stes­se di una scienza bambina, li classificano come soggetti da manicomio e come strumento di esperienze da mostrare al pubblico idiota, che non discute le affer­mazioni di questi pretesi luminari della sapienza ufficialmente accettata” (Opera Omnia, voi. I, pag. 1).

Ritornando un ventennio dopo sulla medesima esigenza, il Kremmerz scrisse: “Volevo indicare che tra il materialismo scientifico e il misticismo d oltre tomba c’è un tratto inesplorato che cangia ai due estremi il loro carattere d’inflessibile esclusività, e che la scienza dell’uomo è nello stato intermedio di vita e di morte che fu detto MAG, rivelatore dell’esponente ignorato e potentis­simo della natura umana” (I, 8).

Pertanto, per il Kremmerz, “MAGIA è sapienza assoluta. Vale a dire che è la sintesi di tutto ciò è stato, è e sarà. E’ una parola che racchiude tutti gli: attributi dell’onnipotenza divina, se voi al nome dio date il valore della supremi intelligenza che crea, regola e conserva l’universo” (I, 23).

La via che innalza verso questa sapienza è diversa dal misticismo reli­gioso ed è dischiusa dall’iniziazione: “Ma la iniziazione ermetica, iniziazione o iniziatura ai vari arcani degli antichi misteri, è una cosa diversa perché è la scienza dell’anima o della psiche umana che apre, con le garanzie di una prepa­razione effettiva, non illusiva, non paurosa, un orizzonte nuovo alla vita umana e all’anima umana, conquista che diventa eterna” (II, 144).

Il Kremmerz configurò tre possibili tipi di iniziazione, che così descrisse: “1o L’Iniziazione per riti è quella da me prescelta, per fondare in Italia una scuola di magia. Il maestro che la dà deve essere in grado di sentire il suo discepolo che è entrato nella zona di purificazione, dovunque si trovi, e mettersi in determinai: momenti in rapporto con esso, o assegnare ad esso un suo sostituto nella zona extra-umana.

2° L’Iniziazione per conferimento è quella delle società costituite visibilmente: gerarchia di gradi quindi e potere di iniziazione conferito da un mae­stro a saggi praticanti.

3° L’Iniziazione diretta è invece la comunione che un mae­stro fa di se stesso direttamente ad un discepolo o Beniamino – ed in questo caso è una vera dedizione del maestro al discepolo. Questo avviene nel solo caso di un mandato extraumano, diversamente nessun maestro si dona” (I, 249).

Occorre dire che, in un secondo tempo, il maestro Kremmerz passò dall’Iniziazione per riti a quella per conferimento, fondando la Fratellanza Terapeutico-Magica di Myriam, costituita da una catena di anime oranti (nel senso ermetico dell’incantazione), con la duplice finalità dell’ascenso iniziatico dei Fratelli e della cura a distanza dei malati (teleurgia).

La decisione di rivolgere alla terapeutica l’efficacia della catena non fu una scelta arbitraria del Kremmerz: il soccorso prestato in modo assolutamente disinteressato, impersonale ed anonimo ai sofferenti aveva anche lo scopo di mondare da ogni incrostazione terrosa di egoismo saturnio il germe aureo della volontà ermetica che doveva affiorare nei praticanti, condizione necessaria per ogni ulteriore positivo sviluppo.

Il Kremmerz aveva precisato con assoluta chiarezza la natura lunare isiaca) di tale compito iniziatico ed al tempo stesso la sua imprescindibile necessità per procedere oltre nell’ascenso ermetico. Riferendosi infatti alla forma più avanzata, solare (ammonia) dell’iniziazione ermetica, egli aveva scritto: “Alla prima non è possibile pensare, per ora, è la magia dei pochissimi che arrivano vivi ad essere dei o numi. E’ della seconda magia, magia bianca o luna­re, argentea e quasi di forma religiosa, di cui noi ci occuperemo largamente e liberamente: quelli che percorreranno trionfalmente tutta la magia eonica trove­ranno l’iniziatore ammonio che li aspetta” (II, 246).

Furono parole gettate al vento. Il non averle ascoltate o comprese renerò un duplice gravissimo equivoco.

L’incomprensione dell’essenza della volontà ermetica, che solo la cor­retta ed indefessa pratica myriamica poteva assicurare, indusse erroneamente ad interpretare come solare e quindi tale da legittimare una pretesa a forme più alte di iniziazione, la profana volontà marziale, che ogni uomo volitivo possiede.

Invano il Kremmerz aveva posto esplicitamente in guardia su questo punto: “L’ermetismo non riconosce volontà magica che non sia, come l’Ermete, creatrice con dolcezza, né è possibile la creazione con la violenza; tanto meno è possibile senza uno stato di integrità di coscienza libera da ogni servitù. La volontà marziale irruente non genera; la virilità è un fulcro che trucida. Ares è Marte come l’Aziy, che è il formidabile. Virgilio lo chiama Gradivus pater, il padre dei combattimenti. La volontà ermetica può armarlo per distruggere, essa basta a creare. La volontà marziale converte i giovani iniziandi in guerrieri era- dei che pretendono esercitare il potere creatore coi mezzi distruttivi; la volontà, intesa come forza o energia della immaginativa, è propria delle coscienze sellia­te delle passioni di pervenire. Non serve a nulla” (II, 161).

Non si poteva essere più chiari. Ma gli insofferenti dell’indispensabile assenso isiaco, che deve durare finché è necessario, anche un’intera vita ed oltre, si proclamarono maghi “solari” e si lanciarono in dubbie avventure iniziatiche che vedevano concludersi necessariamente, senza eccezioni, con una serie di fallimenti.

Altrettanto gravi furono le incomprensioni circa la vera natura della Fr+Tm di Myriam. I sedicenti “solari”, ma in realtà profanissimi aspiranti, volle­ro applicare alla Myriam le categorie e le distinzioni valide per i circoli interni ed esterni delle varie conventicole pseudo-iniziatiche più o meno paramassoni­che, favoleggiando sulla natura di essa come semplice anticamera, nella quale era necessario sopportare di rimanere qualche tempo prima di accedere a non si sa bene quale Ordine solare.

Naturalmente questo fantomatico Ordine solare, a causa di questo tipo sbagliato di approccio, è destinato a restare per sempre una specie di Primula Rossa: che vi sia, ciascun lo dice, dove sia, nessun lo sa.

I profani che ragionavano in tal modo sbagliato non si rendevano conto che, nell’invisibile, la Myriam si identificava con l’Ordine il quale, essendo ermetico, è al tempo stesso solare e lunare, ammonio ed isiaco. Per quanto la Myriam potesse apparire esternamente come autonoma e posta semplicemente sotto la protezione dell’Ordine Ermetico, essa era invisibilmente tutt’uno con esso, di cui amministrava all’esterno, in modo solo apparentemente separato, una parte dell’operatività isiaca.

Per questo motivo l’accesso alla dimensione solare dell’Ordine ermeti­co (Aeternus Ordo Hermeticus) era possibile soltanto dall’interno della sua dimensione lunare, per la parte, ristretta ma sufficiente, rappresentata all’esterno dalla Myriam.

Senza il consenso ieratico dell’Ordine Ermetico, che non tollera siano violate od ignorate le prescrizioni poste da esso a presidio dell’iniziazione luna­re, le porte dell’iniziazione solare sono destinate ad essere inesorabilmente sbar­rate. Ad aprirle non possono certo bastare gli intrighi, le astuzie e le raccolte di documenti in fotocopia e trasmessi possibilmente via fax, che costituiscono alcu­ni tra gli sterili espedienti che contraddistinguono il vano agitarsi di quanti aspi­rano ad una dignità iniziatica della quale sono essi stessi, con il loro comporta­mento, a proclamarsi indegni.

Il Kremmerz è un maestro di verità ed ha quindi affermato il vere dichiarando che “quelli che percorreranno trionfalmente tutta la magia eonica troveranno l’iniziatore ammonio che li aspetta”. Ciò è assolutamente vero, come è però anche assolutamente vero che la giustizia eonica sbarrerà inesorabilmenteil passo a coloro che l’avranno violata o comunque tenteranno di violarla,

Tutto ciò potrà lasciare increduli i profani, che si illudono che l’ascenso all’interno di una organizzazione autenticamente iniziatica sia come il fare car­riera nell’ambito di una istituzione culturale o il dare la scalata ad una multina­zionale dell’industria o della finanza.

Coloro che hanno voluto ignorare tale realtà hanno dovuto constatare senza eccezioni, il sistematico fallimento dei loro progetti e dei loro sforzi. Il falli­mento è stata la mercede immancabilmente riscossa da coloro che hanno danneg­giato, vilipeso o anche semplicemente sottovalutato la Myriam, strumento indispen­sabile voluto dall’Ordine per uscire davvero dal pantano della profanità imperarne Se si rivolge uno sguardo retrospettivo alla storia, ormai centenaria, del messaggio kremmerziano, è facile constatare che, semmai, la Myriam ha rappre­sentato non un “troppo poco” bensì un “troppo” rispetto alle qualificazioni ini­ziatiche dei numerosi sodali che, per la grande generosità del Kremmerz, ne hanno frequentato le Accademie.

Con il senno del poi si sarebbe dunque tentati di affermare che lo stesso tipo di Iniziazione per conferimento si sia rivelato inadeguato e che quindi il Kremmerz avrebbe fatto meglio a mantenere il sistema inizialmente adottato, quello della Iniziazione per riti.

Questo potrebbe sembrare un pensiero irriverente e comunque presun­tuoso, in quanto implicante una critica all’operato del più grande maestro di Ermetismo apparso nel mondo contemporaneo. E lo sarebbe veramente, se non si arrestasse sul nascere, limitandoci a prendere atto di quanto lo stesso Kremmerz ha voluto recriminare con una punta di amarezza: “Avevo dimentica­to il calendario … Credevo l’umanità molti secoli più innanzi, e in venti anni non ho realizzato che assaggi e prove. Niente di concreto … cioè di concreto le molte pene che mi son fabbricate con le mie mani” (I, 9).

Limitiamoci dunque a constatare la delusione del Kremmerz, senza trarre alcuna avventata conclusione negativa sul suo operato. Possiamo anzi sup­porre che il Kremmerz, seminando a larghe mani nelle anime, mediante la Myriam, i germi della verità ermetica, abbia pensato ad un raccolto rimandato a quando le stesse anime fossero ritornate ancora sulla terra, alleggerite dai prece­denti fardelli terreni che avevano impedito loro di innalzarsi nei cieli dell’Ermetismo…

Semplice congettura, certo, ipotesi azzardata, forse, che tuttavia confe­risce un senso ad una vicenda che, osservata con occhio critico e disincantato, non consentirebbe alcun auspicio favorevole in ordine alla possibilità dei nostri contemporanei di percorrere un’autentica via iniziatica.

Certo, se si passa mentalmente in rassegna la varia umanità, peraltro rispettabile, che ha varcato le soglie dei vari raggruppamenti kremmerziani sopravvissuti alla scomparsa del maestro e rosi fin dall’inizio dal tarlo delle dis­sidenze, solo in pochissimi si potrebbe riconoscere qualche carattere di quell’u­nico discepolo ideale del quale il Kremmerz si sarebbe volentieri accontentato (1,101).

Non sarebbe stato difficile invece incontrare i tipi umani più disparati: l’evoliano, per il quale nessuna pratica ermetica è mai abbastanza “solare”; il guénoniano, sempre alle prese con problemi di documenti comprovanti la rego­larità della trasmissione iniziatica; il massone darwinista, incapace perfino di intuire l’esistenza di un iperspazio che qualsiasi lettore di romanzi di fantascien­za riesce benissimo a concepire; il cattolico, che si sforza di mettere d’accordo Giordano Bruno e il cardinale Bellarmino che lo ha spedito sul rogo; l’antroposofo, preoccupato per la connotazione pagana della teurgia kremmerziana; lo psicologo, per il quale lo studio del Kremmerz è insufficiente e deve essere integrato con quello di Freud; il marxista, per il quale l’idea stessa di un insegna­mento esoterico, limitato a pochi, è un concetto borghese che deve essere supe­rato; e via di questo passo.

Queste posizioni, che rappresentavano in fondo soltanto problemi indi­viduali, semplici ostacoli ad intendere inalterata la voce dell’Ermete, assumeva­no una efficacia negativa se ad esserne condizionate erano le persone investite di funzioni di insegnamento e di guida.

Poteva avvenire infatti che, tanto per fare qualche facile esempio, il massone tendesse a portare i discepoli in massoneria, il cattolico a portarli in chiesa ed il marxista in politica, come se le Accademie kremmerziane potessero avere qualcosa in comune con logge, parrocchie e cellule!

Un’altra delusione per il Kremmerz deve essere stata l’essersi accorto che gli Italiani non fossero come egli si attendeva: “Dovete comprendere invece che noi siamo Italiani, Italici della Magna Grecia e Latini e Romani – che il nostro antico dio, fattore e creatore di tutta la nostra antica civiltà, fu il messag­gero della Luce degli dei, Ermete – il quale, con o senza la santità corrispondeva un po’ allo Spirito Santo, che per i cristiani porta la divina ispirazione” (III, 8).

Provvide infatti il Concordato mussoliniano a mettere al bando Ermete, senza che il suo posto venisse preso dallo Spirito Santo. Con quel Concordato, infatti, la storia dimostra che gli Italiani non sono diventati nemmeno cristiani, ma soltanto, per usare un termine paradossale, “democristiani” di centro, di destra o di sinistra (non fa differenza).

Altri guasti sembra siano derivati dalla sottrazione, da parte di malevo­li, di parti della rituaria preposte all’equilibrato sviluppo ermetico dei discepoli. Questo spiegherebbe perché non di rado si videro i venerei, anziché trasformarsi in alchimisti austeri, sobbalzare al più piccolo richiamo di Eros, i marziali diven­tare ancor più iracondi, i solari esplodere in accessi di megalomania, i lunari per­dersi dietro le fantasie più vane, i saturniani diffondere un’aura sconsolata e cupa di fallimento e di rinuncia, i gioviani dissipare la loro vita in feste e ban­chetti ed i mercuriali, infine, saltellare da un interesse esoterico all’altro senza mai concludere nulla.

Naturalmente parliamo solo di ciò di cui abbiamo avuto esperienza diretta, senza escludere che vi siano state altre più favorevoli situazioni.

Fortunatamente in questo quadro negativo si colgono non poche ecce­zioni, costituite da quei kremmerziani seri, silenziosi, riservati che, senza metter­si in mostra, sono rimasti fedeli alla consegna ricevuta e sono riusciti a progredi­re nel loro ascenso e nel soccorso che riescono a dare ai sofferenti. Sono questi i futuri Rosa+Croce che la seminagione kremmerziana si attende.

Ad essi è affidato l’avvenire del messaggio kremmerziano, qualunque forma esso possa assumere. Certo non vi è alcun futuro in quella sua contraffa­zione costituita dal pandemonio provocato da coloro che, in totale dispregio dei severi precetti del maestro, seminano confusione e scandalo nelle anime.

In conclusione, non sapremmo dire come sarà il futuro dell’Iniziazione per conferimento, così come è stata conosciuta e praticata dopo la scomparsa del maestro.

A chi, attratto dal fascino inconfondibile dell’iniziazione ermetica, domandasse che cosa sia consigliabile fare per accostarsi ad essa, la nostra risposta nelle condizioni presenti non potrebbe essere che una: studiare, medita­re, approfondire gli scritti del Kremmerz che egli volle rendere pubblici e che sono quelli raccolti nell’Opera Omnia, custodendo gelosamente la purità di que­sto rapporto con il maestro, rispettandone fin dall’inizio la volontà: non vi è altra via per ottenere la benevolenza di lui o di un suo “sostituto nella zona extra­umana .

Non è facile leggere il Kremmerz. La maggior parte dei superficiali 1# prende alla leggera, fuorviata dal suo stile spigliato da pubblicista della Belle époque. Sarebbe un grave errore. Il Kremmerz deve essere letto attentamente, anche dove sembra che scherzi, o dove pare che divaghi. Dovrebbe mettere in guardia il fatto che si tratta dello stesso autore che all’occorrenza sa mostrare artigli della Sfinge, come per esempio nell’invocazione ad Ariel (I, 372-373 nella Lettera cabalistica ad Osvald Düsseldorf (III, 625-627) e nell’Orazione al Sole (I, 99-100), che apre la seconda parte dei suoi Elementi di Magia naturale e divina, che si concludono con questo salutare ammonimento: “Ricordati. : amico discepolo, di essere savio e sapermi leggere, perché io ho finito e altre dirti mi è vietato, perché troppo ho detto specialmente dove tu hai creduto che :i> non abbia svelato l’arcano della magia dei grandi maghi, come ti avevo promes­so” (I, 373).

E’ indispensabile dunque innanzitutto studiare il Kremmerz attentamente, con pazienza e per intero. Dopo sarà più facile decidere. Se è vero che in Ermetismo per capire bisogna fare, è anche vero che per fare bisogna capire, e al limite è meglio capire senza fare che fare senza capire.

Amelio

 

Politica Romana 4/1997

 


Giuliano Kremmerz in America Latina

Fra le tante storie e leggende fiorite intorno alla figura di Giuliano Kremmerz, quella del viaggio e della permanenza in America Latina è fra le più  affascinanti.

Sommi capi, giacchè quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista di Portici in Argentina.

Nel fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio, nel capitolo “La permanenza in America” leggiamo le seguenti informazioni:”Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892. Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Sommi capi, giacchè quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista di Portici in Argentina.

Nel fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio, nel capitolo “La permanenza in America” leggiamo le seguenti informazioni:”Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892. Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Italia, quando l’8 marzo di quell’anno la Commissione Direttiva del giornale “L’Operaio Italiano” di Buenos Aires prendeva atto delle dimissioni del Formisano con la seguente lettera: <Ci facciamo in dovere di partecipare alla S.V. che nella seduta di ieri questa Commissione direttiva, dolente ch’ella abbia presentato le sue dimissioni, per dover rimpatriare, ha deliberato ad unanimità di voti, di ringraziarla vivamente per gli importanti servigi prestati al giornale…>”.

In una biografia del Kremmerz curata da Arduino Anglisani leggiamo invece che il Formisano “… aveva seguito una spedizione scientifica capitanata da un Principe, della quale facevano parte vari scienziati, nelle foreste del Mato Grosso”.

Con una notizia come questa la fantasia umana vola lontano perché chi non conosce lo stato brasiliano del Mato Grosso, al confine con la Bolivia e con il Perù, non può avere la più pallida idea di come potesse essere questa regione in quegli anni: una selva interminabile abitata da pochi indigeni misteriosi e inavvicinabili e dove era impossibile penetrarvi.

E’ indubbio però che il Mato Grosso, come l’intero bacino amazzonico, conservavano e conservano i misteri più interessanti della tradizione sciamanica e della magia naturale, quella magia, basata soprattutto sulla conoscenza delle erbe, di cui il Kremmerz avrebbe dato prova di essere maestro quando fonderà a Napoli la Fratellanza di Myriam.

Non è azzardato quindi supporre che in quel breve soggiorno argentino Kremmerz abbia fatto parte di qualche sodalizio ermetico e che abbia praticato la terapeutica magica, della quale, a partire dal 1896, con l’inizio della pubblicazione de “Il mondo secreto” farà banditore nei circoli esoterici italiani.

Un’altra ipotesi, certamente più audace ma che si basa su alcuni elementi che ci cureremo di mettere in evidenza nel corso del nostro scritto, è che il Kremmerz, nel corso dei suoi viaggi sudamericani, abbia rinvenuto in Argentina o forse altrove una fonte o se si vuole un focolaio della tradizione ermetica, la quale prese in Italia, ad opera dello stesso Kremmerz, la direzione e applicazione note sotto il nome di Myriam e in Argentina, ad opera di Magnani, il nome di Fraternidad Hermetica, e la denominazione comune di Schola Philosofica Hermetica Classica.

(dalla Premessa al libro di Manlio Magnani—Supremo Vero—Associazione Culturale IGNIS, 2006).

 

 

 

 

 

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