Kremmerz

IL PENSIERO ESOTERICO DI PLOTINO

Tra il II e il III secolo Ammonio Sacca (175-242) fondò in Alessandria una scuola neoplatonica, con Plotino (204 o 205-270) come uno dei suoi discepoli. Plotino, dopo aver ascoltato la prima lezione del suo futuro maestro, è rimasto con lui e ha bevuto dalla sua fonte per non meno di undici anni.

Ma fu solo nel 254 – dopo aver insegnato a Roma per nove anni – che Plotino iniziò a scrivere le Enneadi (ennea in greco significa nove), un insieme di cinquantaquattro trattati, che Porfirio, il suo amato discepolo, divise metafisicamente in sei gruppi di nove. Le considerazioni filosofiche plotiniane avevano un principio cardine: insegnare ai discepoli – e all’Umanità – a liberarsi dalle illusioni e dai piaceri terreni, in modo che potessero contemplare e unirsi a Dio. Lo stesso Porfirio era uno scrittore instancabile, ma la maggior parte delle sue opere andarono perse. Anna Maria Moog Rodrigues, nell’opera Dialogo di Sampaio Bruno con Amorim Vianna: “La relazione della ragione con la fede” asserisce che la filosofia di Plotino ha rappresentato l’ultima grande sintesi del pensiero dell’antichità, mentre allo stesso tempo ha fornito la prima sintesi del misticismo orientale con elementi del platonismo già funzionanti nelle scuole aristoteliche del periodo ellenistico. Con questo in mente, lo scrittore riconosce che Plotino era l’ispiratore di tutte le filosofie occidentali che gli succedettero, che hanno preso come base per la loro metafisica l’Unità di tutto l’Essere. Si può aggiungere che molti principi di Plotino hanno trovato rifugio e sono integrati negli insegnamenti delle confraternite iniziatiche oggi attive e disponibili l’affiliazione[1]. Va detto che Plotino era un INIZIATO, ed è stato successivamente autorizzato ad estendere gli insegnamenti ricevuti e di cui era depositario. La sintesi del suo pensiero, come affermato, è condensato nelle Enneadi.

La Filosofia Plotiniana ha preliminarmente e analogamente concepito un UNO INEFFABILE, la ragion d’essere dell’intera Unità e Causa Primaria dell’esistenza del tutto e del multiplo, quindi il potere di tutte le cose. Questo UNO non è legato numericamente all’aritmetica o alla geometria e, pertanto, deve essere interpretato come UNO ASSOLUTO. Vi sono, tuttavia, i numeri legati al mondo degli esseri terreni. Secondo Plotino, nelle Enneadi, quarto libro, le cose che sono venute in esistenza e che sussistono sono state precedentemente comprese in n numero. Questo concetto deriva dal pensiero pitagorico.

L’ UNO-IN-SE, o semplicemente UNO, è al di sopra della creazione stessa, essendo la causa di tutto. Lui è ciò che voleva essere, causa di se stesso, quindi, trascendente a se stesso. Nella Kabana c’è la l’idea che Uno è al di sopra di tre… Accettando Parmenide, Plotino ammette:

“Giustamente, Parmenide disse che l’Essere è uno, che è immutabile, non perché non c’è nient’altro che non possa modificarlo, ma perché è l’Essere. Solo l’Essere, infatti, ha esistenza da solo.”

Plotino propose diverse immagini rappresentative per l’origine delle cose dall’UNO, la più significativa delle quali è la derivazione del tutto creata dall’irraggiamento successivo da un PRIMO CENTRO a un secondo, da cui viene propagato un terzo cerchio concentrico: LUCE DA LUCE. In questo processo generativo nulla impoverisce l’UNO né lo condiziona, data la sua permanenza perenne e perpetua. La processione delle cose dall’UNO non costituisce una semplice necessità, perché è, dal punto di vista di Plotino, la LIBERTA’ ASSOLUTA. L’interpretazione di questo meccanismo offerto da Giovanni Reale e Dario Antiseri è:

“… Dio non crea liberamente l’altro da se stesso, ma liberamente si auto-crea se stesso, e che è un sé che si auto-crea liberamente come un potere infinito, che necessariamente si espande, producendo l’altro da sé.”

Dall’UNO deriva NOUS (Spirito che può essere interpretato come Mente); da NOUS deriva l’anima. Rivolgendosi alla sua origine e attraverso di essa, l’anima vede e può ritornare all’UNO, poiché, in verità, non è mai stato scollegato o separato. Questa spiegazione, in verità, è sempre stata quella delle Scuole Misteriche, fin dalla più grande antichità. In questo senso, è anche possibile dire che le fratellanze iniziatiche contemporanee supportano questi stessi insegnamenti. Quindi NOUS è un’immagine dell’UNO, conforme all’UNITÀ senza intermediazione, e l’anima è un’immagine di NOUS, conforme allo SPIRITO come originale. Si comprende presto che la vera essenza risiede nel mondo intelligibile.

La natura e lo scopo dell’anima è di dare vita a tutte le altre cose, ordinandole, indirizzandole e comandandole, tuttavia, rimanendo se stessa.  Si osserva che la TRADIZIONE PRIMORDIALE è sempre identica a se stessa ed ha una spiegazione diversa da quella presentata dalle principali religioni rivelate.

DELLE COSE DELL’UNO

Così, nel seno della COSCIENZA UNIVERSALE, c’è una gerarchia di personalità, questo per quanto riguarda la saggezza sviluppata e la manifestazione della Coscienza Cosmica stessa in ogni personalità dell’anima. Plotino, dando espressione alla sua comprensione di questa gerarchia, permette di schematizzarlo come segue:

 

ANIMA

NOUS

ANIMA SUPREMA

ANIMA DI TUTTO

ANIME PARTICOLARI

Dal quadro precedente si può vedere che nella dottrina di Plotino tutte le anime derivano dall’Anima Universale (o Suprema), essendo tuttavia distinte ma da lei inseparabile ma da lei, in sostanza, inseparabile costituendosi come una singola cosa. Allargando queste elucubrazioni, nel secondo libro delle Enneadi, Plotino scrisse:

“Nello stesso modo in cui l’anima di ogni animale è uno … nello stesso modo in cui l’anima senziente è ugualmente uno negli esseri che sentono, e che l’anima vegetativa è intatta in ogni parte delle piante, così la mia anima e la tua forma sono uno, e l’Anima Universale, presente in tutti gli esseri, è uno, perché non è diviso a somiglianza del corpo, ma che ovunque esso sia, è la stessa.”

Così, Plotino capì che se l’anima degli esseri umani (mia e tua) proviene dall’ANIMA UNIVERSALE, e questa ANIMA è UNO, tutte le anime saranno essenzialmente una. Questo equivale a dire che TUTTO È UNO. Ciò che varia è la percezione individuale cosciente dell’UNO. Questa è la rappresentazione vera e irriducibile della FRATERNITÀ UNIVERSALE.

L’emergere della materia, secondo Plotino, deriva dal progressivo esaurimento e indebolimento del potere dell’Uno stesso. E poiché vi è, secondo Plotino, una minimizzazione dell’UNO stesso nel Piano Materiale, la materia è un male, non perché si oppone allo UNO IN SE, ma perché in quel Piano la sua presenza è praticamente quasi impercettibile. In questo processo di ritiro dall’UNO (e sebbene l’Anima individualizzata sia indebolita, perché si rivolge più a se stessa piuttosto che al NOUS) è essa che crea, modella e si sforza di ritornare alla Luce. È un processo permanente di creazione e lotta per la redenzione della materia creata e la sua (eguaglianza), perché la redenzione dell’anima è, secondo Plotino, implicitamente legata alla redenzione della materia da essa generata

Ora l’anima dell’uomo, dice Plotino, è preesistente nello stato di pura anima, ma deve, seppur temeriaramente, scendere nei corpi per realizzare le potenzialità del NOUS. In questo senso, l’uomo è fondamentalmente un’anima, e il suo destino cosmico è la RICONGIUNZIONE con l’UNO, cosa possibile e desiderabile anche in questo Piano. Questo è plausibile, secondo Plotino, attraverso un processo successivo di purificazione, la cui fase finale è quella dell’IMMERSIONE nell’UNO dal SILENZIO METAFISICO INTERNO DELLA CONTEMPLAZIONE. Per Plotino, in questa immersione c’è l’ESTASI, che è uno stato di IPERCONSCIENZA dell’ANIMA. Qui vediamo una chiara approssimazione tra i pensieri pitagorici, platonici e plotiniani. Lo stato contemplativo è lo stesso descritto e annunciato da Pitagora e Platone.

CONSIDERAZIONI FINALI

Così, Plotino insegnò che nella irradiazione dell’UNO, ogni sfera della creazione rimane in se stessa e quello che irradia appartiene a un livello inferiore. Tuttavia, in realtà, naturalmente, non vi è alcuna separazione o interruzione tra i vari gradi di creazione. Tutto è intrecciato con tutto e tutte le cose create sono collegate all’UNO (PRIMO UNO). E in questo Piano, l’essere umano è la suprema creazione autocosciente derivata dallo UNO IN SE (PRIMO UNO), con capacità assoluta e illimitata (dipende, comunque, solo da lui) di Lui COSCIENTE COLLLEGARSI potenzialmente divino. (Dio Homo est, questo significa che il Dio-Maestro di ciascuno è in corde al potenza). In breve, il ritorno all’UNO è un processo che, secondo Plotino, deve svolgersi in tre fasi: PURIFICATIONE, DIALETTICA, ESTASI. Si noti qui che, a tale riguardo, il buddhismo esoterico (non religioso) contempla questa stessa ideologia. Con Plotino, il disegno del TRIANGOLO DI TRE P DELL’ANTICA FILOSOFIA: PITAGORAS, PLATONE E PLOTINO è completato.

Quando partì per il Grande Viaggio, all’età di sessantacinque anni, nel 270 d.C., le sue ultime parole al medico Eustochio furono: “Cerca sempre di coniugare il divino che è in te con il divino che è nell’Universo”.

Rodolfo Domenico Pizzinga

Fonte: http://paxprofundis.org/livros/plotino/plotino.html

Traduzione dal portoghese di Salilus

 



[1] E’ il caso della Fratellanza Hermetica in America Latina.

 

 


Giuliano Kremmerz in America Latina

Fra le tante storie e leggende fiorite intorno alla figura di Giuliano Kremmerz, quella del viaggio e della permanenza in America Latina è fra le più  affascinanti.

Sommi capi, giacchè quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista di Portici in Argentina.

Nel fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio, nel capitolo “La permanenza in America” leggiamo le seguenti informazioni:”Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892. Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Sommi capi, giacchè quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista di Portici in Argentina.

Nel fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio, nel capitolo “La permanenza in America” leggiamo le seguenti informazioni:”Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892. Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Italia, quando l’8 marzo di quell’anno la Commissione Direttiva del giornale “L’Operaio Italiano” di Buenos Aires prendeva atto delle dimissioni del Formisano con la seguente lettera: <Ci facciamo in dovere di partecipare alla S.V. che nella seduta di ieri questa Commissione direttiva, dolente ch’ella abbia presentato le sue dimissioni, per dover rimpatriare, ha deliberato ad unanimità di voti, di ringraziarla vivamente per gli importanti servigi prestati al giornale…>”.

In una biografia del Kremmerz curata da Arduino Anglisani leggiamo invece che il Formisano “… aveva seguito una spedizione scientifica capitanata da un Principe, della quale facevano parte vari scienziati, nelle foreste del Mato Grosso”.

Con una notizia come questa la fantasia umana vola lontano perché chi non conosce lo stato brasiliano del Mato Grosso, al confine con la Bolivia e con il Perù, non può avere la più pallida idea di come potesse essere questa regione in quegli anni: una selva interminabile abitata da pochi indigeni misteriosi e inavvicinabili e dove era impossibile penetrarvi.

E’ indubbio però che il Mato Grosso, come l’intero bacino amazzonico, conservavano e conservano i misteri più interessanti della tradizione sciamanica e della magia naturale, quella magia, basata soprattutto sulla conoscenza delle erbe, di cui il Kremmerz avrebbe dato prova di essere maestro quando fonderà a Napoli la Fratellanza di Myriam.

Non è azzardato quindi supporre che in quel breve soggiorno argentino Kremmerz abbia fatto parte di qualche sodalizio ermetico e che abbia praticato la terapeutica magica, della quale, a partire dal 1896, con l’inizio della pubblicazione de “Il mondo secreto” farà banditore nei circoli esoterici italiani.

Un’altra ipotesi, certamente più audace ma che si basa su alcuni elementi che ci cureremo di mettere in evidenza nel corso del nostro scritto, è che il Kremmerz, nel corso dei suoi viaggi sudamericani, abbia rinvenuto in Argentina o forse altrove una fonte o se si vuole un focolaio della tradizione ermetica, la quale prese in Italia, ad opera dello stesso Kremmerz, la direzione e applicazione note sotto il nome di Myriam e in Argentina, ad opera di Magnani, il nome di Fraternidad Hermetica, e la denominazione comune di Schola Philosofica Hermetica Classica.

(dalla Premessa al libro di Manlio Magnani—Supremo Vero—Associazione Culturale IGNIS, 2006).

 

 

 

 

 

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